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A Trieste Next Diana Bracco e Gianvito Vilé, vincitore del Premio Felder, parlano di ricerca scientifica e fuga dei cervelli

Trieste , 21/10/2020

Alla nona edizione del festival nazionale della ricerca scientifica Trieste Next hanno partecipato Diana Bracco e Gianvito Vilé, vincitore del Premio Felder. Intitolato al grande scienziato Ernst Felder, a lungo a capo della ricerca Bracco e scopritore dello Iopamidolo, molecola che ha rivoluzionato l’imaging diagnostico, il premio, di un milione di euro, è stato lanciato da Fondazione Bracco, Bracco Imaging, Politecnico e Fondazione Politecnico di Milano per riportare in Italia un giovane ricercatore di talento.

Al centro della discussione, moderata da Gabriele Beccaria, responsabile dell’inserto Tuttoscienze della Stampa, lo stato della ricerca in Italia e con un focus sui giovani ricercatori.

Se c’è una cosa che dobbiamo imparare dalla terribile prova della pandemia”, ha affermato la Presidente e CEO del Gruppo Bracco, “è che non bisogna mai smettere di investire in ricerca, perché solo la scienza può proteggerci dalle tante minacce del nostro presente e del nostro futuro: oggi è il Covid-19, domani potrebbero essere gli effetti del cambiamento climatico. Per questo occorrono maggiori investimenti sia pubblici che privati, e un focus nelle Life Sciences, che sono strategiche. La ricerca italiana è riconosciuta come un’eccellenza mondiale, ma nelle classifiche internazionali, nella spesa per R&I in rapporto al PIL siamo al 14° posto in Europa, al pari di Spagna e Grecia, e meno della metà di quanto spendono Germania, Danimarca e Austria. Anche per questo, mi auguro di cuore che parte delle risorse del Recovery Fund vengano impiegate per colmare il gap di investimenti sulla ricerca. Così come mi auguro che il Governo Italiano decida di utilizzare anche i fondi MES per rilanciare su tutto il territorio nazionale il nostro Servizio Sanitario. Più in generale”, ha aggiunto Diana Bracco, “solo con R&I ci sono posti di lavoro non assistiti e duraturi e prodotti di qualità che vincono sui mercati internazionali. Solo puntando su R&I si può crescere, lo sanno bene le tante imprese italiane eccellenti e in questa direzione si devono impegnare tutte le altre”.

Alla platea composta da studenti e ricercatori Gianvito Vilé ha raccontato la sua esperienza, che dopo la laurea al Politecnico di Milano lo ha portato in Svizzera, presso il TU Delft prima e l’ETH di Zurigo poi, per approfondire alcuni aspetti di Chimica Industriale.

Il mio desiderio, però, era quello di tornare in Italia e mettere a disposizione del mio Paese, le competenze costruite con tanti anni di esperienza internazionale”.

Il Premio Felder è stata l’occasione per Vilé di realizzare i suoi desideri. Rivolto alla sostenibilità della chimica di flusso, il progetto di ricerca intende mettere a punto nell’arco di cinque anni nuovi processi di sintesi di mezzi di contrasto sul mercato e anche in fase di sviluppo.

A Trieste Next Diana Bracco e Gianvito Vilé parlano di ricerca scientifica e fuga dei cervelli